Wine revolution – La rivoluzione del vino. #2 Munjebel di Frank Cornelissen

Dopo l’introduzione che trovate qui su quelli che sono i vini che mi piacciono, ecco che vi presento il primo di loro.

Mi sento emozionato, come quando i propri figli vanno il primo giorno a scuola…

Oggi vi parlerò di un vino, un produttore, che sono la rappresentazione di un territorio.

Siamo alle pendici del monte Etna sul versante Nord e più precisamente a Solicchiata (sede della Cantina, le vigne sono sparse per tutto il versante), il produttore è Frank Cornelissen, belga trapiantato piu’ di 15 anni fa in questa terra magnetica dove la forza e il fascino del vulcano influenzano territorio e uomini.

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Prima di arrivare sull’Etna Frank Cornelissen faceva il mio “mestiere”, commerciava vini nei Paesi Bassi, grandi vini francesi, prima di venire folgorato dal desiderio di produrre un vino tutto suo.

Questo desiderio lo porta prima a girare il mondo alla ricerca del suo luogo “perfetto” dove fare il suo vino.

Andrà in Francia, Portogallo, Spagna, Georgia dove, scoprirà le origini del vino e delle antiche anfore di terracotta per produrlo, fino al momento in cui eleggerà l’Etna a“suo” posto ideale.

Un territorio che subito sente affine ad un altro da lui molto amato: la Borgogna, che deciderà di interpretare nella stessa maniera con il rispetto per le diverse Contrade ( che sono poi l’equivalente dei Cru’s in Borgogna) ed il suo vitigno principe il Nerello Mascalese.

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Produrre un vino espressione coerente e non compromissoria del territorio, comprendendo la complessità della natura anziché’ sottomettendola o imponendole regole non sue, diventa il suo mantra.

Una filosofia che ha portato questo vignaiolo ad essere presente nelle carte dei vini dei ristoranti piu’ famosi del mondo, ad essere celebrato dal critico enogastronomico del New York Times Asimov qui ed a diventare, in alcuni paesi, come ad esempio il Giappone, una vera e propria rockstar!

Cornelissen non interviene in vigna (13 ettari) se non al bisogno con rame e zolfo, in nessun modo con trattamenti, siano essi chimici, organici o biodinamici perché’ come dice lui, questi sarebbero soltanto meri esempi dell’impotenza dell’uomo sulla natura e sull’incapacità di accettarla per quella che è.

In cantina, adotta la stessa filosofia accompagnando l’uva (raccolta tra la metà di Ottobre e quella di Novembre), con rese bassissime per pianta, dai 300g ai 600g a seconda delle tipologie di vino, non utilizzando nessun additivo chimico nel processo di vinificazione, solo lieviti indigeni, nessuna chiarifica e non aggiungendo solfiti in bottiglia.

La vinificazione avviene in anfore di terracotta sepolte fino al collo nella roccia lavica.
Da tutto questo, nasce il vino di oggi, il Munjebel che è la visione di Cornelissen di un ricco e bilanciato vino rosso dell’Etna.

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Un vino che è frutto dell’assemblaggio di uve 100% Nerello Mascalese provenienti dalle migliori parcelle dove vengono prodotti i suoi Cru’s con un’età media delle vigne di 60 anni.

Il nome del vino è l’internazionalizzazione di come gli abitanti dell’Etna chiamano il Vulcano. Utilizzano due modi: o La Muntagna o Mongibello, da cui il nome Munjebel.

Ora sono sicuro, vi aspetterete mirabolanti descrizioni gustolfattive, come dicono quelli che se ne intendono…

Invece preferisco descrivere il carattere di questo vino. Un carattere che è quello della terra da cui proviene, selvaggia e dominata dalla forza onnipresente del vulcano e influenzata dal mare a soli pochi chilometri di distanza.

Un vino lungo e profondo. Spesso i francesi, che di vino ne capiscono molto e a cui Frank Cornelissen per cultura si sente molto vicino, per definire un grande vino usano due parole: “la longueur dans la finesse”.

Ecco questo è uno dei casi in cui il vino e’ lunghissimo, profondissimo e fine in bocca, si espande e quasi non se ne vuole più andare ma senza lasciare la sensazione di una bocca pesante anzi lasciando una freschezza ed una mineralità che invogliano a rimettere il bicchiere alla bocca più e più volte.

Il naso viene solleticato da sentori di frutti rossi, spezie e macchia mediterranea.
Il sunto di questo vino potrebbe essere: “il naso dei grandi Pinot e la bocca dei grandi Nebbioli”.

Un grande vino, nato da un territorio relativamente giovane dal punto di vista vitivinicolo assurto ai clamori internazionali e che nei prossimi ci darà ancora grandissimi vini!

Il vino lo potete trovare, tra altri, qui:

Enoteca Grappolo D’Oro a Lugano

Charlie Moto Bistrot a Lugano

Ristorante 6805 La Palazzina a Mezzovico

Grotto Valletta a Massagno

Locanda Orico a Bellinzona

Ristorante Orologio a Lugano

Locanda Orelli a Bedretto

Argentino a Breganzona

A presto!

Mario

 

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