Abbiamo pranzato da Flora, ristorante travolgente a Busto Arsizio

Siamo stati da Flora ristorante di Busto Arsizio, finalmente un altro progetto di quelli che ci piacciono tanto!

Dopo tutti i ristoranti provati abbiamo sempre più difficoltà a trovare un luogo magico dove poter dire e pensare fortemente di poterci tornare! Sicuramente Flora è uno di questi!

Due fratelli, Riccardo (Chef) e Gabriele (Maître) Escalante, un concept ben studiato, la fame di volersi far conoscere con qualcosa di semplice ma che ti tocca il cuore e ovviamente il palato.

Il piatto forte? Territorio e creatività!

La carta è come quelle che amiamo noi: corta! Sempre sinonimo di qualità, freschezza e soprattutto di ricerca degli ingredienti.

Infatti il menù varia di giorno in giorno in base alle materie prime disponibili presso le aziende agricole e piccoli mercati locali.

Anche la carta dei vini è corta e caratterizzata da soli vini naturali.

Il servizio è attentissimo ad ogni esigenza, anche la più piccola, del cliente. Per farlo sentire a casa basta veramente poco e Gabriele ci riesce alla grande.

La location è super, minimale e arredata nei minimi dettagli, ci piace un sacco e ci sentiamo proprio a nostro agio.

Come dice il nome del ristorante è arredata con tanto verde.

Come anticipato la carta dei vini contiene solamente vini strettamente naturali, infatti iniziamo con un vino bianco dell’azienda agricola Camazzola. Base di uve Chardonnay e fermentazione in vetro.

Scegliamo di provare il menù degustazione e subito arriva il caloroso benvenuto dello chef.

Invece del solito burro accompagnato al pane ci si presenta al tavolo un hummus buonissimo, diverso e sicuramente più leggero, che non ci fa passare la fame nemmeno per un secondo.

Ecco che partiamo con l’antipasto Melanzana, salsa al sidro, cavolo cappuccio e paprika.

Un piatto delicatissimo, con un sapore deciso e definito. Iniziamo super bene con qualcosa di differente e sicuramente non stucchevole! PS: obbligatorio fare la scarpetta!

Passiamo a un altro vino naturale, a fermentazione spontanea, veneto dell’azienda Piccinin.

Un primo d’eccellenza Risotto alla catalogna, burro acido, limone e tuorlo d’uovo.

Un piatto insolito, gustoso, non noioso, ma che ci ha colpiti dritti al cuore, sicuramente il nostro preferito del percorso. Le aspettative alte che avevamo grazie a questo piatto vengono soddisfatte pienamente con alti voti, superandole in tutto rispetto. Insomma il vero fiore all’occhiello.

Ad accompagnare il secondo e il dessert Gabriele ci propone un vino piemontese dell’azienda Forti del Vento, vinificato in anfora.

Come secondo nel menù degustazione c’è in lista l’Anatra nostrana, il suo fondo, cavolfiore e pesca grigliata.

Buono, ma non incredibile come le altre portate che abbiamo trovato incredibili e stupende, se non di più!

Concludiamo con il dolce Biscotto di avena, albicocca e formaggio gubett e la piccola pasticceria.

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Apprezziamo sempre più spesso la ricerca contro i dolci iper pesanti che rovinano e ti fanno dimenticare tutta la cena.

Questo dolce è stato il connubio perfetto per noi che amiamo il finale della cena ma anche le vecchie abitudini del formaggio utilizzato come o dopo il dessert. Leggero, fresco, da mangiare all’infinito.

Finalmente un altro luogo che ci ha lasciato piacevolmente sorpresi! Il cibo sa distinguersi avendo un’anima sua grazie alle, decisamente, doti spettacolari di Riccardo come anche il servizio impeccabile di Gabriele.

Ci teniamo assolutamente a consigliarlo anche solo per il grande coraggio che hanno avuto i ragazzi a buttarsi in un mondo magico che sempre più si sta trasformando in una fossa di leoni, che loro gestiscono alla grande senza nessun problema!

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